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Posts Tagged ‘tassa sugli stranieri’

Ebbene sì, eccomi sul sito del Sole 24 ORE in un articolo riguardante immigrazione e permessi di soggiorno. Lo potete leggere A QUESTO INDIRIZZO.

Il Sole 24 ORE

La lettera integrale è qui, nell’archivio di gennaio.

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Un commento a riguardo della nuova tassa sui permessi di soggiorno, e della sclerosi di matrice leghista che ha colpito questa povera Italia.

15/01/2009

Viene finalmente approvato il contributo per il rilascio del permesso di soggiorno, che le solite malelingue di sinistra etichettano come “tassa”. Si tratta di un giusto provvedimento, a detta di molti: che questi sporchi immigrati pretendano tutti i servizi che gli italiani di sangue pagano duramente è cosa nota. C’è però un piccolo particolare, sfuggito ai più che ancora a fatica distinguono tra un immigrato regolare ed un clandestino, associando perennemente l’extracomunitario alla carretta del mare nei pressi di Lampedusa. L’immigrato regolare è quello straniero che regolarmente risiede, vive, opera e lavora sul territorio italiano, con un regolare permesso e con tutti i doveri (qualche diritto in meno, come ad esempio l’elettorato, ma è cosa più che giusta) di qualsiasi altro cittadino. Egli quindi paga le tasse, i contributi per la previdenza sociale, l’assicurazione della macchina, il canone Rai, imposte e balzelli come chiunque altro. Non pesa quindi sui bilanci dello stato più di qualsiasi cittadino italiano, ma anzi partecipa al mantenimento complessivo della cosa pubblica secondo l’oggettivo criterio della progressività. Non esiste una sola tassa o imposta applicata ai cittadini italiani che non debba essere pagata anche dagli stranieri. Sotto questa luce, il nuovo provvedimento assume i caratteri di una palese discriminazione razziale verso chi non ha la cittadinanza.
Pochi italiani sanno in realtà come funzioni il rinnovo di un permesso di soggiorno, ed è su questo punto che mi vorrei soffermare. Innanzitutto bisogna ricordare che tale procedimento comporta già ora un costo per lo straniero, facilmente verificabile sul sito delle poste italiane: 27,50 euro su bollettino di conto corrente postale per i cittadini extraeuropei, 14,62 euro di marca da bollo ed altri 30 euro di spese postali varie. In totale quindi superiamo i 70 euro. Ma come funziona il processo di rinnovo? In breve: lo straniero si presenta ad uno sportello postale e richiede un “kit” di fogli da compilare, al quale, a seconda della tipologia di permesso di soggiorno a cui ha diritto (motivi famigliari, di lavoro, di studio, ecc.), deve allegare una documentazione più o meno estesa, attestante la residenza, il contratto di lavoro, gli introiti e quant’altro. Raccolti tutti i fogli necessari, pagate le spese sopracitate, il fascicolo viene spedito alla questura di  competenza, rilasciando al contempo allo straniero una ricevuta attestante il rinnovo in corso. In questura viene verificata la regolarità della domanda e la correttezza e validità della documentazione a corredo. L’Ufficio Immigrazione invia quindi una lettera raccomandata al richiedente, per convocarlo ad una data stabilita per i rilievi fotodattiloscopici (rilascio delle impronte digitali e presentazione di alcune fototessere) e la presentazione della documentazione originale allegata alla richiesta. Una volta fatto ciò, l’intero fascicolo viene mandato a Roma, poiché con l’introduzione del permesso di soggiorno elettronico (una carta chip simile alle nuove tessere sanitarie regionali), solo l’Istituto poligrafico e Zecca dello stato S.p.A. è competente a stampare tale documento. Quando il permesso di soggiorno è pronto, viene rispedito alla questura di competenza, la quale ha già preventivamente avvertito il richiedente sui tempi approssimativi di consegna. Presentandosi in questura personalmente, di modo da registrare nuovamente le sue impronte digitali, lo straniero si vedrà alfine rilasciare il permesso di soggiorno.
Il procedimento risulta quindi, come chiunque può constatare, alquanto macchinoso. Ho però fin qui tralasciato appositamente, per non complicare ulteriormente la cosa, i reali tempi in cui tutto questo si svolge. Per quanto riguarda questo punto, mi avvarrò della mia personale esperienza di immigrato, e spero che non vi perdiate nel seguire le date perché sono molto istruttive: il mio ultimo permesso di soggiorno scadeva il 30/09/2008. La ricevuta postale di cui sopra ho parlato dimostra che ho presentato richiesta di rinnovo in data 23/07/2008. La lettera dell’Ufficio Immigrazione, datata 11/08/2008, mi convoca per i vari rilievi sopracitati in data 03/03/2009. Tre marzo duemilanove, sette mesi e dieci giorni dalla data di avvio del procedimento. A questo bisogna poi aggiungere il tempo che serve perché venga poi stampato a Roma il permesso, e perché venga poi spedito alla mia questura. Grossomodo, per esperienza passata, posso dire che quest’ultima fase impegna non meno di altri tre mesi. Vuol dire che verso giugno di quest’anno (2009), se tutto va bene potrò aspettarmi di ricevere il mio permesso, il quale ovviamente non varrà da tale data, ma dal giorno successivo alla scadenza del permesso precedente, quindi dal 01/10/2008. La cosa più grave per quanto riguarda il mio caso personale è che si tratta di un permesso di soggiorno per motivi di studio, il che comporta che la sua validità è di un anno. Per assurdo quindi, ogni anno vengo sottoposto a un processo che dura all’incirca dieci mesi, per ottenere un documento che ne vale dodici, e la cui validità è in gran parte già scaduta a causa dei pantagruelici tempi della burocrazia italiana. Nel frattempo, ovviamente, non avendo a portata di mano un permesso di soggiorno valido, non sono libero di viaggiare fuori dai confini italiani in area Schengen, e l’unico paese che posso raggiungere è quello di origine per via aerea. Ho quindi una breve finestra di libertà che dura solitamente due o tre mesi, dall’ottenimento del permesso di soggiorno e prima della scadenza dello stesso, quando mi trovo ad aspettare da capo.
Non sono arrivato in Italia l’altro giorno, e tantomeno da clandestino. Ho vent’anni da poco compiuti e vivo in Italia con la mia famiglia dal 1993. Qui ho frequentato tutte le scuole dell’obbligo, e ora studio all’università. Qui ho la mia vita, i miei amici ed i miei affetti, l’italiano è la mia prima lingua, benché non la lingua madre. Questo è il mio paese, anche il mio. Eppure, dopo più di quindici anni di regolare residenza senza aver mai, né i miei genitori né io, violato la legge in maniera alcuna, mi trovo costretto di anno in anno a richiedere un permesso di soggiorno per motivi di studio. Perché ovviamente non lavoro, e secondo le leggi italiane, essendo maggiorenne, non ho più diritto ad un permesso per motivi familiari. La cittadinanza mi è pure negata in quanto, avendo appunto raggiunto la maggiore età, l’unico modo per ottenerla è un contratto di lavoro a tempo indeterminato. Grato però allo stato italiano di questa situazione, sono ora ancor più felice di pagare (annualmente) questo nuovo “contributo” di stampo leghista, per un servizio che di certo non diverrà più efficiente, per non dire più giusto. Quando terminerò gli studi potrò solo sperare di trovare immediatamente un posto di lavoro, per non risultare allora scoperto all’ennesimo rinnovo del mio permesso di soggiorno, e quindi a rischio espulsione.
Quando terminerò gli studi, vista l’aria che tira in questo paese, probabilmente lascerò l’Italia per un altro paese europeo, nel quale avrò maggiori prospettive di ottenere la cittadinanza che non qui, dopo quindici anni.
D’altronde le pressioni celate e non a cui sono sottoposti ogni giorno gli stranieri, e questa nuova tassa ne è un chiaro esempio, hanno un unico scopo di fondo: dissuadere nuovi ingressi e premere su chi già regolarmente (e sottolineo regolarmente) risiede all’interno dei suoi confini, affinché abbandoni il territorio italiano. In una società sempre più globalizzata, dove l’ultima frontiera è l’abbattimento delle frontiere e lo scambio di merci, persone e capitali, l’Italia si chiude a riccio su posizioni dogmatiche e xenofobe, all’eterno grido di “Arrivano i barbari!”. Forse che la mia preparazione, scolastica prima e universitaria poi, non comporti comunque un costo allo stato. Eppure tale formazione non viene evidentemente recepita come capitale utile per questo paese, semplicemente perché bollato come straniero, con l’unico risultato di aggiungere un altro nome a quella “fuga” emorragica di menti a cui l’Italia è già da tanto, per altri motivi, sottoposta. Forse che per qualcuno in politica fa comodo costruire facili consensi sullo spauracchio di un immigrato sporco, ostile e pericoloso, dedito alla microcriminalità e al parassitismo spiccio. Per questi politici l’immagine di quello stesso straniero integrato perfettamente nella società è una spina nel fianco, perché dimostra quanto la costruzione di barricate sia inutile, inefficiente e lontana dalla realtà dei fatti, una lotta donchisciottesca alle pecore col solo fine di racimolare populistici consensi alle elezioni.

Con grande sfiducia nel futuro prossimo di questo paese,
Filip Stefanovic

Studente della facoltà di economia all’Università Commerciale “Luigi Bocconi” di Milano.

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