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Posts Tagged ‘Israele’

E’ iniziato l’anno nuovo, ma nulla cambia: proseguono incessanti i bombardamenti su Gaza da parte delle forze israeliane. Secondo l’ANSA il conto delle vittime sale a 400, quello dei feriti arriva a 2000.

quattrocento.

duemila.

Gaza

Su internet si può leggere con una certa facilità quello che realmente accade in queste ore nella città martoriata, non da ultimo rilancio ancora l’invito a visitare il blog di Vittorio Arrigoni, linkato nel mio post precedente. Immagini come questa di sopra raccontano più di ogni possibile resoconto la tragicità dell’orrore nel quale sono immersi i 400.000 abitanti di Gaza.

Avete voi idea di cosa voglia dire uccidere una città? Tzipi Livni, ministro degli Esteri israeliano, ha ribadito dalla bella Parigi dov’era in visita che <<non c’è una crisi umanitaria nella Striscia e perciò non c’è alcuna necessità di un tregua umanitaria.>>

NESSUNA CRISI UMANITARIA!! Lo vada a spiegare ai 400 morti e 2000 feriti! Lo vada a raccontare alle 400 famiglie a lutto per la perdita di un caro, marito, moglie, padre, madre, figlio o figlia che sia. Dai 0 ai 99 anni di età. Lo dica ai sopravvissuti (per ora) di una città in ginocchio, senza più strade, case, scuole e ospedali. Sì, perché ora che di postazioni di Hamas, obiettivi dell’esercito o della polizia palestinese non c’è più traccia, raso tutto al suolo bisogna puntare sugli ospedali, sulle case, che da (voluto) danno collaterale diventano target primario, per “ferire i feriti”, come scrive Arrigoni. Ripeto, avete voi idea di cosa voglia dire uccidere una città? Quanto tempo ci voglia per ricostruire, per rimarginare le ferite di pietra, cemento, terra, sangue, carne, ossa? Una telefonata preregistrata dagli israeliani, in arabo, ha fatto alzare la cornetta di 90.000 telefoni a Gaza, per avvertire gli abitanti di lasciare le loro case perché probabilmente verranno colpite dalle bombe. Gentile avvertimento per chi a parte quel tetto non ha un posto dove andare; e come potrebbe visto che sono ormai due anni che il totale embargo per via terrestre, marittima e aerea, imposto da Israele, blocca completamente la Striscia di Gaza?

Poi i miei pensieri si spingono oltre, si fanno più cattivi, più acidi e più rabbiosi. Penso alla potenza dei media, penso a come vengano attentamente castrate certe notizie per non disturbare troppo i nostri palati raffinati. A sentire i telegiornali contare i morti sembra più di assistere a un inconveniente tecnico, più che i toni della tragedia sembra di annusare una certa fatalità nell’aria: doveva succedere, così è, per quanto spiacevole possa sembrarvi. I canali ufficiali chiedono a Israele di cessare i bombardamenti, ma in fondo non si è sentita nessuna condanna, solo un “auspicio di pace”. Anzi, appunto per questo sembra la solita scaramuccia tra palestinesi e israeliani: nel caso peggiore è colpa di Hamas perchè istiga Israele, in quello migliore di entrambi un po’, cane e gatto che battibeccano. I morti il solito impiccio. Quattrocento impicci.

Chi di voi ricorda il terremoto del 31 Ottobre 2002 in Molise, per il quale crollò il solaio di copertura della scuola elementare “Francesco Iovine” a San Giuliano di Puglia? 57 bambini, 8 insegnanti e 2 bidelli restarono sotto le macerie. Per giorni pompieri, esercito, protezione civile si adoperarono negli scavi, nel disperato tentativo di estrarre i piccoli ancora vivi. Le massime cariche dello Stato arrivarono sul posto, le telecamere di tutti i canali possibili seguivano gli sviluppi non stop, 24 ore su 24, intervistavano i superstiti, i genitori dei vivi e dei morti, filmavano la disperazione delle madri, la paura delle famiglie. Il bilancio finale fu di 27 bimbi morti, più un insegnante. Tutta l’Italia visse per giorni col fiato sospeso, ognuno di noi credo, se avesse potuto, avrebbe allungato una mano oltre lo schermo, anche solo per spostare una pietra, un sasso, per afferrare il braccio a quelle creature che ancora chiamavano “Aiuto!”, e “Mamma!” da sotto i detriti. Chissà, forse anche a Gaza i bambini gridano le stesse due parole, ma nella lingua sbagliata, noi non li capiamo. O forse anche le madri sono sepolte, morte, non lo sentono più il dolore dei figli.

Ecco, Gaza è oggi San Giuliano di Puglia, con l’aggravante che non si tratta di una fatalità, di un evento naturale, ma della cattiveria, stupidità, odio dell’uomo. Eppure, nessuno mi sembra così colpito da quello che sta succedendo al di là del Mediterraneo, sebbene i numeri siano dieci, cento volte più grandi che nel caso del 2002. Ditemi, cosa esattamente è diverso da allora? E’ diverso il modo di servire la notizia. L’ignoranza non è solo una scusa, ma un’arma temibile e oltremodo efficace.

Se non ci dicono, ignoriamo.

Se ignoriamo, non pensiamo.

Se non pensiamo non ci facciamo una nostra opinione a proposito.

Se perdiamo la capacità di giudizio non c’è rischio che qualcuno alzi la voce in difesa dei più elementari diritti dell’uomo, tanto professati dagli stessi individui che stanno compiendo tutto questo. Nella notte precedente al terremoto del Molise c’erano state scosse di avvertimento, ma essendo ritenuta zona non sismica non era stato innalzato il livello di guardia. Forse la morte di quei giovani innocenti si poteva evitare. Tragedia. A Gaza no. Fatalità.

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Vittorio Arrigoni, testimone diretto di un massacro in corso.

Sentitevi scomodi come mi sento io. La compassione non assolve.

E se nei vostri quartieri
tutto è rimasto come ieri,
senza le barricate
senza feriti, senza granate,
se avete preso per buone
le “verità” della televisione
anche se allora vi siete assolti
siete lo stesso coinvolti.

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