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Posts Tagged ‘giornali’

Dal Nuovo vocabolario illustrato della lingua italiana, di G.Devoto e G.C.Oli, edizione 1992:
Puttanière – s.m. Dongiovanni da strapazzo. [Der. di puttana].

Dal Sinonimi e Contrari Zanichelli, di G.Pittàno, edizione 1989:
Puttanière –  s.m. 1 (volg.) frequentatore di puttane 2 (est.) donnaiolo.

Da La morale secondo Ghedini, di N.Ghedini, edizione 2009:
Puttanière – s.m. 1 Uomo rispettoso del mondo femminile 2 (giuridico) Utilizzatore finale.

Berlusconi

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ovvero “Slobodan Milošević”

ovvero “perché schifo fortemente Silvio Berlusconi”

Non vedo che altro nome gli potrei dare. Una cosa che assomiglia pericolosamente a un essere umano, una cosa che dà feste, organizza orge e comanda in un paese chiamato Italia. Questa cosa, questa malattia, questo virus minaccia di essere la causa della morte morale del paese di Verdi se un conato di vomito profondo non riuscirà a strapparlo dalla coscienza degli italiani prima che il veleno finisca per corrompere le loro vene e per squassare il cuore di una delle più ricche culture europee. […]

Da La cosa Berlusconi, di Josè Saramago, El País, 6 giugno 2009.

Un’analisi personale di ciò che l’Italia sta vivendo di questi tempi, lo stallo politico del paese ed il pericolo rappresentato da Silvio Berlusconi. (Continua a leggere…)

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[Writing is] a bit like shitting… if it’s coming in dribs and drabs or not coming at all, or being forced out, or if you’re missing the rhythm, it’s no pleasure at all.

Germaine Greer, Advice to Writers

E nonostante il discutibile paragone, la verità è proprio questa, che insomma, se si battono i tasti per costrizione poi si leggerà il tutto con la stessa fatica, e senza piacere. Non ci si stupisca quindi se scrivo meno di frequente ultimamente, e fortuna vuole che a stupirsene non saranno poi in molti visto che di certo questo blog non rientra nell’olimpo dei più cercati su Google, che se così fosse non perderei tempo a vivere la vita che faccio, ma farei piuttosto populismo spiccio alla Grillo Beppe. E in realtà no, non è vero che non scrivo, anzi in questi giorni ho proprio un prurito alle mani, e riempio cartelle di word, di quelle che poi restano a metà perse nei meandri del disco fisso, e ritrovo dopo mesi, per sbaglio, e rileggo. E scopro che è tutto da rifare, e da cambiare, e che non va bene, è insulso. God have mercy on the man | Who doubts what he’s sure of, concludeva Bruce Springsteen in Brilliant Disguise, e di pietà ne merito a vagonate, che creditimi non è mica facile sentire questo spasimo matto a mettere per scritto ogni vaccata che mi passa in testa, e non averne le capacità. Perché in fondo la strada dalla testa alle mani la conosco bene, eppure testa e mani da me non hanno mai collaborato, nello sport sono sempre stato disarticolato e ora mi pare che con la carta sia uguale, che in fondo è sempre la stessa cosa, sudare dietro a una palla o a una penna a sfera… Forse la soluzione sta nel pennino d’oca. E’ sempre molto più facile correggere il mezzo, non il soggetto. Soprattutto se il soggetto è incorreggibile, e correggetemi se sbaglio.

Intanto la giornata è ricca di spunti, in questo caldo pomeriggio di pianura. Per cominciare ho scoperto sul Venerdì di Repubblica che Arisa riguardo al caso Englaro avrebbe “lasciato decidere Dio”. E con tale imprescindibile analisi etica della vicenda possiamo mettere la parola “fine” a tutta questa brutta storia. Poi c’è la Marcegaglia che ammonisce il governo: riforme e cantieri per uscire dalla crisi, se no non si riparte. Magari parlava dell’Arsenale a La Maddalena, che dopo essersi aggiudicata l’appalto per un bell’albergo a cinque stelle ora si vede spostare il G8. Forza Marcegaglia, siamo tutti con te… un terremoto in Sardegna e vedrai che il G8 lo riportano a casa. Intanto Berlusconi parla di “parlamento pletorico” e “numero di deputati da ridurre”. Ci pensa il Compagno Fini a rispondergli, ormai partito per la tangente e irriconoscibile ai camerati di una vita. Non sa in realtà che il Premier basa le sue esternazioni su validissime analisi sociopolitiche, pressapoco simili a questa:

[…]C’era poi il Parlamento, formato dalla Camera dei Deputati e dei Senatori, che era diverso da quello di oggi e rappresentava una piaga della Nazione, perché a forza di lunghi discorsi, di litigi e di chiacchiere, impediva al Governo di fare buone leggi. Adesso invece le leggi le fa in maniera sbrigativa direttamente il Governo, cioè il Consiglio dei Ministri e il Gran Consiglio del Fascismo, senza bisogno del Parlamento, che ne viene informato in ultimo a cose fatte.

Tratto dal manuale di Vincenzo Meletti, Libro fascista del Balilla, introdotto nelle scuole elementari d’Italia nel 1934. E uno comincia a domandarsi se per caso il Nostro non si sia formato su queste ottime letture, ma anagraficamente ciò è impossibile: il giovanissimo Premier difatti non era nemmeno nato nel lontanissimo 1934. Bisognerà aspettare ben altri due anni, 1936 (o per i nostalgici XIV anno dell’Era Fascista), per la sua Venuta in terra.

Io sono l’unto del Signore, c’è qualcosa di divino nell’essere scelto dalla gente. E sarebbe grave che qualcuno che è stato scelto dalla gente, l’unto del Signore, possa pensare di tradire il mandato dei cittadini. Silvio Berlusconi, 25/11/1994

Che fortunelli che siamo…

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