Feeds:
Articoli
Commenti

Posts Tagged ‘Đorđe Balašević’

Mrtvi, Đorđe Balašević, Devedesete (2000)
Spinto via da pubblicità e cattive notizie
sono finito sul terzo canale
dove, per qualche strano motivo, scorreva una famosa burlesca…
Tutti quegli scherzi e le stesse facce
un album di fotografie da sfogliare
malinconicamente, come un quaderno d’appunti trovato sul fondo del cassetto
il sorriso si ghiaccia all’istante:
dove sono, ora, Stanlio & Ollio
e questo strabico arrabbiato ed il suo cane bianco?
Oh, sono tutti morti, portati via…
L’edera da tempo ha ricoperto i versi,
dal male e dalle fatiche si sono liberati
ma una brillante allegria, come un’aureola
ancora pioviggina loro attorno.

Erano tempi di vendemmia, è rimasta una foto di lei,
in un anno sconosciuto del Signore…
Beh, comunque, quelle botti sono state bevute da tempo!
Papà col cappello, risaputo, in tweed
scarica la cesta dalle spalle,
il nonno depone il fieno falciato davanti allo stallone,
all’ombra bruna dei peschi
riconosco mia madre solo per la camicetta
ed è come se sentissi implorazioni e risatine lungo la via,
ma sono tutti morti, e beati…
L’edera da tempo ha ricoperto i versi,
da tempi nefasti sono stati risparmiati
e una traccia d’onestà e di bontà, come un’aureola
ancora pioviggina loro attorno.

Nell’annuario scolastico
facce importanti di fighetti e sfigati
ma solo un motto: “Tienti forte, Pianeta!”
Sognatori, geni, campioni
sacrificati come pedine.
Sono cadute le bandiere nel quarantacinque,
ogni volta che li incontro, si lamentano
bisbigliano come cospiratori,
ma è un alito ubriaco il vento che non alza aquiloni.
Tanto, sono già morti, e camminano…
Io non sono nato per aspettare la rovina, no
la mia vita non è in vendita
e quando lavori a maglia la tua aureola
non c’è luogo più adatto dell’oscurità…

Annunci

Read Full Post »

Ne volim januar, Đorđe Balašević, Bezdan (1986)

Non mi piace gennaio, né i bianchi demoni invernali.
In ogni neve vedo le stesse impronte,
impronte di piccoli piedi, numero trenta e chissà,
che piano si allontanano.


Non passo più per via Dositej
e non ho idea di dove sia quando qualcuno chiede,
quei duecentosei passi lungo il vicolo
io non li ho mai contati.


Non ti ho mai protetto,
non ti ho mai carezzato, curato.
Calpestavo il tuo amore,
inventavo numeri per tutto.


Non ti ho mai risparmiato,
e non ho saputo fermarmi né restare.
Cosa rimarrà di me,
piccolo angelo mio?


Non guardo quei film dei primi anni settanta,
troppe lacrime e addii infelici.
Chi è il regista? Ce n’è di gente strana,
così facile alle lacrime.


Non ti ho mai protetto,
non ti ho mai carezzato, curato.
Calpestavo il tuo amore,
inventavo numeri per tutto.


Non ti ho mai risparmiato,
e non ho saputo fermarmi né restare.
Cosa rimarrà di me,
piccolo angelo mio?

[Ed era una notte di quelle che quasi nemmeno sanno più esserci, a Novi Sad, sul Danubio…
Io venivo da un posto dove erano tutti rossi in viso, come il vino caldo che bevevano, dove odoravano tutti di chiodi di garofano e cantavano “Roždestvo tvoje”, e altre canzoni che… non è che proprio si cantassero allora.
Era notte, e a lungo sono rimasto sotto la sua finestra, davanti a quella casa numero 7A, in via Dositej. C’era silenzio, solo l’eco dei passi, giù, lontano, verso l’autostrada, dietro quel cavalcavia, forse anche più lontano… e lo sbattere di ali perse attorno alla chiesa di Almašk. C’era silenzio, ma invano, nemmeno per un secondo l’ho sentita respirare, nel sonno… la mia piccola, che respira…]

Read Full Post »