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Posts Tagged ‘Bruce Springsteen’

Ero in macchina con Bruce Springsteen, da qualche parte in America. Guidava un SUV, non so che marca fosse, ma credo giapponese. C’erano tre ragazze con me, dietro – mai viste prima, sono salite dopo di me – così mi trovavo schiacciato contro la portiera del lato guidatore. Il tipo è proprio a posto, credetemi, a parlarci ti sembra di conoscerlo da una vita, giuro! Mi sono sporto come potevo tra i sedili davanti e gli ho chiesto se pensava di tornare a suonare a Milano, così sarei venuto al suo concerto… Ha detto che no, non ci pensa proprio, he was seriously pissed off dopo quella multa che gli hanno affibiato a San Siro. Qua in Italia va tutto a rovescio… Gli ho solo potuto dare ragione, e dispiacermi perché in fondo era dietro l’angolo. Ha riso di gusto – ve l’ho detto, è proprio simpatico.

Ci siamo fermati ad un minimarket 24/7, sono sceso a prendere al volo delle Mentos. Le ho prese classiche perché eravamo di fretta, pare stessimo raggiungendo una festa, non mi era chiaro di chi. Anche comprare un pacchetto di Mentos può rivelarsi un’impresa, negli States: hanno quarantamila gusti e formati differenti, c’è una tale diversificazione dell’offerta, per ogni gusto, che devi viverci troppo a lungo per capire cosa fa per te. Non mi piace. Noi serbi non siamo abituati alle scelte, alla democrazia, anche se alla fine la scegliamo perché sì, perché oggi va di moda, ma è inutile, è proprio una questione di DNA. Per noi non hanno senso le sfumature, più di due modalità di scelta. Guerra/Pace, Caldo/Freddo, Bianco/Nero… Tregue, guerricciole, battagliette, tiepidumi e grigiumi sono per senzapalle.

Comunque dopo tutto questo tempo che non vado in Inghilterra e non studio inglese, è stata una piacevolissima sorpresa scoprire che riesco ancora ad esprimermi con una notevole facilità, e trattare di argomenti diversi tra loro. Poi il Boss aveva quel modo gentile e pratico di correggermi quando sbagliavo qualcosa, non me lo diceva, semplicemente usava la stessa costruzione della domanda nella risposta, di modo da ripetere quello che ho detto in maniera corretta. È proprio in gamba il Boss, sì sì.

Peccato a quel punto gli sia suonato il cellulare, non so perché credevo fosse il mio, mi ha scosso talmente tanto che mi sono svegliato. Peccato, già, avrei proprio voluto vederla, quella festa. Sarà per un’altra volta, ad ogni modo ero contento… Cazzo, non capita tutti i giorni di svegliarsi per colpa del cellulare di Bruce Springsteen!

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[Writing is] a bit like shitting… if it’s coming in dribs and drabs or not coming at all, or being forced out, or if you’re missing the rhythm, it’s no pleasure at all.

Germaine Greer, Advice to Writers

E nonostante il discutibile paragone, la verità è proprio questa, che insomma, se si battono i tasti per costrizione poi si leggerà il tutto con la stessa fatica, e senza piacere. Non ci si stupisca quindi se scrivo meno di frequente ultimamente, e fortuna vuole che a stupirsene non saranno poi in molti visto che di certo questo blog non rientra nell’olimpo dei più cercati su Google, che se così fosse non perderei tempo a vivere la vita che faccio, ma farei piuttosto populismo spiccio alla Grillo Beppe. E in realtà no, non è vero che non scrivo, anzi in questi giorni ho proprio un prurito alle mani, e riempio cartelle di word, di quelle che poi restano a metà perse nei meandri del disco fisso, e ritrovo dopo mesi, per sbaglio, e rileggo. E scopro che è tutto da rifare, e da cambiare, e che non va bene, è insulso. God have mercy on the man | Who doubts what he’s sure of, concludeva Bruce Springsteen in Brilliant Disguise, e di pietà ne merito a vagonate, che creditimi non è mica facile sentire questo spasimo matto a mettere per scritto ogni vaccata che mi passa in testa, e non averne le capacità. Perché in fondo la strada dalla testa alle mani la conosco bene, eppure testa e mani da me non hanno mai collaborato, nello sport sono sempre stato disarticolato e ora mi pare che con la carta sia uguale, che in fondo è sempre la stessa cosa, sudare dietro a una palla o a una penna a sfera… Forse la soluzione sta nel pennino d’oca. E’ sempre molto più facile correggere il mezzo, non il soggetto. Soprattutto se il soggetto è incorreggibile, e correggetemi se sbaglio.

Intanto la giornata è ricca di spunti, in questo caldo pomeriggio di pianura. Per cominciare ho scoperto sul Venerdì di Repubblica che Arisa riguardo al caso Englaro avrebbe “lasciato decidere Dio”. E con tale imprescindibile analisi etica della vicenda possiamo mettere la parola “fine” a tutta questa brutta storia. Poi c’è la Marcegaglia che ammonisce il governo: riforme e cantieri per uscire dalla crisi, se no non si riparte. Magari parlava dell’Arsenale a La Maddalena, che dopo essersi aggiudicata l’appalto per un bell’albergo a cinque stelle ora si vede spostare il G8. Forza Marcegaglia, siamo tutti con te… un terremoto in Sardegna e vedrai che il G8 lo riportano a casa. Intanto Berlusconi parla di “parlamento pletorico” e “numero di deputati da ridurre”. Ci pensa il Compagno Fini a rispondergli, ormai partito per la tangente e irriconoscibile ai camerati di una vita. Non sa in realtà che il Premier basa le sue esternazioni su validissime analisi sociopolitiche, pressapoco simili a questa:

[…]C’era poi il Parlamento, formato dalla Camera dei Deputati e dei Senatori, che era diverso da quello di oggi e rappresentava una piaga della Nazione, perché a forza di lunghi discorsi, di litigi e di chiacchiere, impediva al Governo di fare buone leggi. Adesso invece le leggi le fa in maniera sbrigativa direttamente il Governo, cioè il Consiglio dei Ministri e il Gran Consiglio del Fascismo, senza bisogno del Parlamento, che ne viene informato in ultimo a cose fatte.

Tratto dal manuale di Vincenzo Meletti, Libro fascista del Balilla, introdotto nelle scuole elementari d’Italia nel 1934. E uno comincia a domandarsi se per caso il Nostro non si sia formato su queste ottime letture, ma anagraficamente ciò è impossibile: il giovanissimo Premier difatti non era nemmeno nato nel lontanissimo 1934. Bisognerà aspettare ben altri due anni, 1936 (o per i nostalgici XIV anno dell’Era Fascista), per la sua Venuta in terra.

Io sono l’unto del Signore, c’è qualcosa di divino nell’essere scelto dalla gente. E sarebbe grave che qualcuno che è stato scelto dalla gente, l’unto del Signore, possa pensare di tradire il mandato dei cittadini. Silvio Berlusconi, 25/11/1994

Che fortunelli che siamo…

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“I got God on my side,
I’m just trying to survive.
What if what you do to survive
kills the things you love,
fear’s a powerful thing
:
it can turn your heart black, you can trust;
it’ll take your God filled soul
and fill it with devils and dust…”

Devils & Dust, Bruce Springsteen, Devils & Dust (2005)

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Riascoltavo per caso un album di Bruce Springsteen, di giusto due o tre anni fa, per distrarmi dal polveroso tomo di diritto pubblico, e mi ero soffermato su una delle canzoni che da sempre preferisco.

In realtà si tratta di una bellissima ballata antimilitarista irlandese, risalente almeno al 1815, ai tempi delle guerre napoleoniche. All’epoca canzoni di questo tipo riscuotevano successo tra i repubblicani irlandesi, attivi nel dissuadere i loro giovani compatrioti dall’arruolarsi tra le fila dell’esercito britannico: parla di una vedova, Mrs. McGrath (o McGraw, come direbbero in Irlanda), e del suo unico figlio, partito per il fronte.

Ve la propongo in un video, dove ho incollato alcuni filmati originali dell’assedio di Vukovar, del 1991. Forse un giorno, con più tempo, vi parlerò anche della “mia” guerra.

“Oh, Mrs. McGrath”, disse il sergente,
“non vorrebbe fare di suo figlio Ted un soldato,
con una giubba scarlatta ed il cappello piumato,
oh, Mrs. McGrath, non le piacerebbe?”

Orbene, Mrs. McGrath viveva in riva al mare,
dopo sette e più lunghi anni
vide una nave entrare la baia
con suo figlio giunto da lontano.

“Oh Capitano caro, dove sei stato,
hai veleggiato per il Mediterraneo,
hai notizie di mio figlio Ted,
è vivo o morto?”

Lì venne Ted, senza gambe,
al loro posto due arti di legno;
lo baciò una dozzina di volte o due,
dicendo “Dio mio, Ted sei tu?!”

“Dimmi, ma eri sbronzo, eri cieco
quando hai lasciato le tue belle gambe andare,
o è stato solcando i mari
che le tue gambe belle si sono consumate?”

“No, non ero sbronzo e non ero cieco
quando ho lasciato le mie belle gambe andare,
una cannonata il cinque di maggio
ha tranciato le mie gambe belle di netto.”

“Teddy, ragazzo mio”, pianse la vedova,
“le tue belle gambe erano l’orgoglio di tua madre,
dei monconi di legno non le sapranno sostituire;
perché non sei scappato da quella cannonata?”

“Ogni guerra straniera, lo dico a chiara voce,
vive di sangue e del dolore delle madri:
preferirei riavere mio figlio così com’era
piuttosto che il Re d’America e la sua marina intera.”

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