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Archive for agosto 2009

La prossima volta che il Tg1 parla di un rumeno che ha violentato una ragazza italiana, ricordatevi per favore che è vostro diritto pretendere, per par condicio, la notizia di qualche violentatore italiano che ha stuprato una ragazza rumena.

Se a Palermo un pitbull azzanna a morte un bambino, sarebbe il caso che la Rai citasse anche qualche signore di Trento che cucina cani alla griglia.

Per ogni morto stradale del sabato sera intervisteranno quattro baldi giovani sopravvissuti, per farsi raccontare come sono tornati a casa in macchina senza problemi.

E non fermatevi ai telegiornali, no, perché in nome del più democratico pluralismo, la Rai non permetterebbe certo a una pubblicità di assorbenti e copiose perdite sanguigne di passare impunita, se a seguire non ci fosse quella per un integratore da menopausa. O almeno questa è la concezione di servizio pubblico televisivo che pare andare per la maggiore nei corridoi dell’ufficio legale Rai, virtuoso nido di ginnasti del sesso passivo. Di cosa sto parlando? Di Videocracy naturalmente, l’ultimo documentario di Erik Gandini, regista italo-svedese di discreto successo. Da settimana prossima nei cinema (4 settembre) e alla Biennale di Venezia, il film è incentrato sulla figura di Silvio Berlusconi, delle sue televisioni e del ruolo fondamentale che hanno avuto per l’ascesa politica del medesimo e nel sostegno da parte delle masse (sostantivo che non evoca mai associazioni lusinghiere). La Rai avrebbe infatti risposto picche alla domanda della casa di distribuzione Fandango nel promuovere la pellicola (Mediaset, senza bisogno di dirlo, si è accodata), in quanto essendo evidente la critica verso una certa parte politica, si dovrebbe proporre anche un messaggio diametralmente opposto. Parliamo di una pubblicità, nemmeno di un film (che probabilmente sarebbe controbilanciato da una qualsiasi delle innumerevoli puntate di Porta a Porta).

Qualche buonanima dovrebbe spendere dieci minuti per spiegare alle menti illuminate della Rai il vero significato del termine pluralismo, che comporta rispetto e tolleranza reciproca tra posizioni di pensiero contrapposte, senza conflitti e prevaricazioni da nessuna delle parti. Non l’insensata idea che gli opposti debbano sempre e comunque camminare a braccetto ed in contemporanea, come pazienti affetti da grave schizofrenia.

Ecco comunque il teaser in questione:

Non mi va di prendere per oro colato i dati offerti così seriamente in questi pochi secondi, sebbene siano cifre già sentite da altre parti non ne conosco (probabilmente per disinformazione personale, mi scuserete) la fonte e quindi preferisco non mettere la mano sul fuoco. Reputo però estremamente interessante che un messaggio del genere (l’Italia al 73° posto al mondo per libertà di stampa, e l’80% degli italiani forma la propria opinione principalmente – o solo – attraverso la televisione), venga censurato proprio da quella stessa televisione messa sotto inchiesta. Eppure, nel paese dell’assurdo, tutto è permesso, perché nulla più stupisce: il giorno in cui gli italiani torneranno a stupirsi, sarà la fine della seconda repubblica.

——

P.S. Ieri sera il derby milanese Milan – Inter si è concluso per 0 – 4. Consiglio alla Rai di non rendere la notizia di pubblico dominio fino a quando la squadra del Presidente non sarà in grado di bilanciare il fazioso risultato con un 4 – 0.

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Chan Chan, Compay Segundo, Eliades Ochoa & Ibrahim Ferrer, Buena Vista Social Club (1997)

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Burkina Faso

Secondo le stime del Programma per lo Sviluppo delle Nazioni Unite, il Burkina Faso è il terzo paese più povero al mondo, con un reddito pro capite annuo inferiore ai 250€. Il 62% della popolazione (13.200.000) vive cone meno di 1$ al giorno, e la maggior parte di questa fetta in condizioni di pura miseria – tecnicamente giudicata molto più grave della semplice povertà. Il tasso di alfabetizzazione si attesta attorno al 28,5% (2005), il 40% dei bambini non va a scuola (obbligatoria dai 7 ai 13 anni), e del restante 60% solo l’1-2% raggiunge l’università.

La speranza di vita è di 42 anni.

Cotone

La produzione di cotone è un pilastro portante dell’economia del Burkina, che pur attestandosi solo al 5-8% del PIL, rappresenta il 50-60% delle esportazioni, indispensabili per l’accumulo di valuta forte. Si stima che circa 700.000 persone (il 17% della popolazione) lavorino nel cotone, ma se si considera che mediamente in Africa, visti gli elevati tassi di disoccupazione, ogni individuo impiegato ne mantiene altri 15, è chiaro che questo lavoro rappresenti praticamente l’intera economia del paese.

Fluttuazioni del PIL e della produzione di cotone (Fonte: IMF)

Fluttuazioni del PIL e della produzione di cotone. (Fonte: IMF)

La qualità e la purezza del cotone sono le migliori al mondo, visto che tutto il lavoro viene svolto a mano con costi di produzione tra i più bassi, eppure sul mercato globale fatica ad attestarsi a prezzi competitivi, costringendo i produttori ad operare sottocosto.

Prezzi di produzione (rosso) e prezzi sul mercato globale (blu). (Fonte: IMF)

Prezzi di produzione (rosso) e prezzi sul mercato globale (blu). (Fonte: IMF)

Com’è possibile ciò, se il costo della manodopera è irrisorio (circa 50€/cent al giorno)?

Stati Uniti d’America: il governo degli USA elargisce sussidi annuali ai suoi coltivatori di cotone per un totale di 3 miliardi di $, applicando di fatto due pesi e due misure, imponendo forzosamente il liberismo economico ai paesi più deboli, e conducendo al contempo una politica protezionista  in difesa dei propri prodotti.

Se gli Stati Uniti abolissero i propri sussidi, il Burkina Faso otterrebbe profitti pari almeno a 122 milioni di €. I vari aiuti internazionali, i crediti elargiti da Stati Uniti, Unione Europea, Giappone, sommati raggiungono 30 milioni di €. È chiaro quindi che in un mercato equo il Burkina Faso non avrebbe bisogno d’indebitarsi per sviluppare il proprio paese (si stima che in Burkina siano già indebitati anche i neonati del 2035). Il solo lavoro dei contadini permetterebbe allo stato di costruire strade, scuole, ospedali e tutte le infrastrutture necessarie per garantire un futuro ai propri bambini.

PiantagioniIn ogni caso, la situazione attuale non è sostenibile nel lungo periodo: la monocoltura del cotone sta velocemente distruggendo i suoli, e vaste aree intensivamente coltivate a cotone sono oggi desertificate. Il cotone è stato venduto, il ricavo è stato speso, il suolo è oramai per sempre improduttivo. Il giorno in cui la produzione del cotone dovesse cessare, l’unico modo per sopravvivere sarebbe una migrazione di massa verso l’Europa, e non si parla più di centinaia di sbarchi, ma milioni di persone del Burkina Faso, del Niger, del Mali, del Benin e altri in transito verso il nostro continente. Spinti dalla miseria e dalla fame, non ci saranno bastioni, armi o muri in grado di difenderci dal loro assalto.

L’unica soluzione tollerabile è agire sin da subito, modificando le regole del gioco e della concorrenza sui mercati globali, permettendo ai paesi in via di sviluppo di partecipare in maniera realmente competitiva agli scambi internazionali, in modo da creare con le loro stesse forze valore, incrementare l’economia dei paesi africani e concedere il diritto e la possibilità di crescere ed immaginare un futuro migliore nel loro stesso paese. Questa strada comporterebbe ovviamente un serio ridimensionamento della ricchezza diffusa in Occidente, ma è l’unico modo per l’Occidente stesso di sopravvivere nel lungo periodo. L’alternativa è l’annientamento e l’inevitabile perdita dello scontro tra civiltà.

Non si tratta più di giustizia universale, ma di mera sopravvivenza, e di comprendere che tale sopravvivenza può passare solo attraverso quella dei popoli africani, e non il loro sfruttamento ad oltranza.

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Superstite

Generalmente sono di piccola statura e di pelle scura. Non amano l’acqua, molti di loro puzzano perchè tengono lo stesso vestito per molte settimane. Si costruiscono baracche di legno ed alluminio nelle periferie delle città dove vivono, vicini gli uni agli altri. Quando riescono ad avvicinarsi al centro affittano a caro prezzo appartamenti fatiscenti. Si presentano di solito in due e cercano una stanza con uso di cucina. Dopo pochi giorni diventano quattro, sei, dieci. Tra loro parlano lingue a noi incomprensibili, probabilmente antichi dialetti.

Barelle

Molti bambini vengono utilizzati per chiedere l’elemosina ma sovente davanti alle chiese donne vestite di scuro e uomini quasi sempre anziani invocano pietà, con toni lamentosi e petulanti. Fanno molti figli che faticano a mantenere e sono assai uniti tra di loro. Dicono che siano dediti al furto e, se ostacolati, violenti. Le nostre donne li evitano non solo perchè poco attraenti e selvatici ma perchè si è diffusa la voce di alcuni stupri consumati dopo agguati in strade periferiche quando le donne tornano dal lavoro. I nostri governanti hanno aperto troppo gli ingressi alle frontiere ma, soprattutto, non hanno saputo selezionare tra coloro che entrano nel nostro paese per lavorare e quelli che pensano di vivere di espedienti o, addirittura, attività criminali.

Barelle 2

Propongo che si privilegino i veneti e i lombardi, tardi di comprendonio e ignoranti ma disposti più di altri a lavorare. Si adattano ad abitazioni che gli americani rifiutano pur che le famiglie rimangano unite e non contestano il salario. Gli altri, quelli ai quali è riferita gran parte di questa prima relazione, provengono dal sud dell’Italia. Vi invito a controllare i documenti di provenienza e a rimpatriare i più. La nostra sicurezza deve essere la prima preoccupazione.

(Dalla relazione dell’Ispettorato per l’Immigrazione del Congresso americano sugli immigrati italiani negli Stati Uniti, Ottobre 1912)

Primo soccorso

Dedicato a chi ha la memoria breve.

A chi parla, e non sa.

A chi “se ne stiano a casa loro che ce ne sono già troppi”.

Ai capitani delle dieci imbarcazioni che non si sono fermate…

…ed ai 73 eritrei che avrebbero potuto salvare.

Alla Lega Nord, che prima del Barbarossa bisognerebbe guardare giusto a ieri.

Al Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, amico e partner di successo della Guida della Rivoluzione Muammar Gheddafi, dal cui paese è partito l’ennesimo gommone, un paio di mesi dopo il bellissimo circo mediatico romano di parchi, tende, magliette della Roma, cammelli ed amazzoni.

Ai cinque fortunati sopravvissuti, che hanno appena vinto un biglietto gratuito e un calcio in culo per da dove arrivano.

Ai cadaveri che da settimane pescano al largo di Lampedusa.

Ai turisti e al loro sacrosanto diritto ad un bagno in pace, in un mare pulito.

A chi non coglie.

A chi coglie, e ancora non coglie.

A noi tutti, male non fa.

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Ero in macchina con Bruce Springsteen, da qualche parte in America. Guidava un SUV, non so che marca fosse, ma credo giapponese. C’erano tre ragazze con me, dietro – mai viste prima, sono salite dopo di me – così mi trovavo schiacciato contro la portiera del lato guidatore. Il tipo è proprio a posto, credetemi, a parlarci ti sembra di conoscerlo da una vita, giuro! Mi sono sporto come potevo tra i sedili davanti e gli ho chiesto se pensava di tornare a suonare a Milano, così sarei venuto al suo concerto… Ha detto che no, non ci pensa proprio, he was seriously pissed off dopo quella multa che gli hanno affibiato a San Siro. Qua in Italia va tutto a rovescio… Gli ho solo potuto dare ragione, e dispiacermi perché in fondo era dietro l’angolo. Ha riso di gusto – ve l’ho detto, è proprio simpatico.

Ci siamo fermati ad un minimarket 24/7, sono sceso a prendere al volo delle Mentos. Le ho prese classiche perché eravamo di fretta, pare stessimo raggiungendo una festa, non mi era chiaro di chi. Anche comprare un pacchetto di Mentos può rivelarsi un’impresa, negli States: hanno quarantamila gusti e formati differenti, c’è una tale diversificazione dell’offerta, per ogni gusto, che devi viverci troppo a lungo per capire cosa fa per te. Non mi piace. Noi serbi non siamo abituati alle scelte, alla democrazia, anche se alla fine la scegliamo perché sì, perché oggi va di moda, ma è inutile, è proprio una questione di DNA. Per noi non hanno senso le sfumature, più di due modalità di scelta. Guerra/Pace, Caldo/Freddo, Bianco/Nero… Tregue, guerricciole, battagliette, tiepidumi e grigiumi sono per senzapalle.

Comunque dopo tutto questo tempo che non vado in Inghilterra e non studio inglese, è stata una piacevolissima sorpresa scoprire che riesco ancora ad esprimermi con una notevole facilità, e trattare di argomenti diversi tra loro. Poi il Boss aveva quel modo gentile e pratico di correggermi quando sbagliavo qualcosa, non me lo diceva, semplicemente usava la stessa costruzione della domanda nella risposta, di modo da ripetere quello che ho detto in maniera corretta. È proprio in gamba il Boss, sì sì.

Peccato a quel punto gli sia suonato il cellulare, non so perché credevo fosse il mio, mi ha scosso talmente tanto che mi sono svegliato. Peccato, già, avrei proprio voluto vederla, quella festa. Sarà per un’altra volta, ad ogni modo ero contento… Cazzo, non capita tutti i giorni di svegliarsi per colpa del cellulare di Bruce Springsteen!

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Che caldo. Checaldochecaldochecaldochecaldo. Caldo.

Che caldo.

Caldo.

Caldocaldochecaldo. Sto tornando a casa che sono le tre del pomeriggio, istupidito dalla peggiore afa di quest’estate. Voglio solo entrare all’ombra di casa mia, con le persiane accostate, il letto in penombra, fermo immobile a braccia spalancate. Morire, se mi va proprio di lusso… Ma non ho fatto i conti con l’oste. O meglio, l’ostessa (osta? ostica?). Anzi, la vicina del piano di sopra. Quella vecchia e bassa e coi capelli neri tinti male in casa, che potrebbe benissimo fare la gattara pazza in un libro di Federico Moccia, ma no, non tiene gatti (forse li ha mangiati tutti).

Quella che leggende metropolitane di condominio la vedono dormire da trent’anni in una stanza separata dal marito (che mi saluta sempre all’ultimo, causa cataratta galoppante), chiusa a chiave, per paura che il vecchio di notte entri e l’ammazzi. Che bussa ai vicini del piano di sotto e maledice, elargisce visioni e profezie che nemmeno i cestoni 3×2 della Coop abbondano tanto. Proprio quella che fino a oggi sono riuscito a evitare per anni. Proprio lei. Proprio alle tre di un orrendo lombardo pomeriggio afoso di metà agosto.

<‘giorno.>

<‘giorno!>

<Mi scusi, lei, sa, ma sono passata di qui un attimo fa, e c’era il portone aperto spalancato.> Voce sofferente: <Ma perché dobbiamo lasciarlo sempre aperto? Ma lo sa che proprio due settimane fa sono entrati da [non ho capito il nome]?! E poi ci lamentiamo, ma è colpa nostra se gli lasciamo la porta aperta!>

<Eh, lo so, ha proprio ragione.> Penso al povero vecchio, e lei che chiude la porta di notte. Il mio linguaggio del corpo parla, no anzi urla: girato educatamente verso di lei cammino all’indietro in direzione delle scale, la faccia una maschera di noia impaziente e stanchezza profonda.

<Sa, ci sono questi bambini che giocano sempre qui sotto le finestre, ma io dico, andate a giocare lì dall’altra parte che è bello, c’è il prato, c’è spazio! Per carità, io amo i bambini, sono la cosa più preziosa, un dono, non mi sono mai lamentata, ma mi sono appena operata, ho bisogno di calma, io glie l’ho detto, ma loro niente. È che ho avuto 8 operazioni quest’anno, non so come faccio a non essere morta, sono viva per miracolo, sono viva solo grazie a Gesù Cristo!> Mentre parla suda come una dannata, sembra sia lì lì per sciogliersi sul posto, deve avere la pressione a duecento, goccioloni grossi così che le scendono sulla collanina d’oro, un’immagine di Padre Pio. Vedo che la cosa andrà per le lunghe: rassegnato, mi metto comodo.

<Eh, ha ragione, ma non sono i figli, sono i genitori…> Vattenevattenevattenevattenevattenevattene. Perché io non sono capace di rispondere male, o andarmene se non vengo congedato, ma concentro tutte le mie forze in sguardi di puro odio e per niente celata intolleranza. Futilmente.

<Ecco, esatto! Ma io dico, non mi sono mai lamentata, è che davvero, quest’anno non ce la faccio, sto così! Sa, ma non operazioni facili, tutta roba da tre, cinque ore di sala operatoria, eh! Qui ho operato un’ernia iatale che non le sto a spiegare. Ma perché vede, io ho sofferto tanto nella vita, ma solo chi ha sofferto tanto ha tanto amore per il prossimo. Sa, lei dovrebbe andare a Soncino, il 4 maggio, c’è la processione di San Gregorio [guglando non ho trovato nessun Gregorio il 4 maggio, ndr]. È veramente miracoloso, mi creda. Ci vada, davvero, tornerà sereno.>

<4 maggio, eh? Sì, sì, senz’altro.> Uccidetela.

<Ma davvero, mi creda! Io vengo da lì, sono la dodicesima. Mia madre povera donna è morta a 76 anni, mio padre in fondo non era nessuno, ma mia madre stava davvero bene: aveva 90  pecore, poi una notte con un temporale le sono morte tutte. Io da giovane ero molto portata, dovevo fare dell’arte, ero molto dotata a recitare, fino a 20 anni ho recitato dalle suore, sa? E ho una voce bellissima, se avessi continuato a cantare sarei diventata davvero famosa, bellissima! Perché io ho tanto amore, e misericordia per il prossimo, sarei stata davvero una grande artista!>

<…>

<Ma cosa stavo dicendo? Ah sì, San Gregorio… Ci vada, vada a vedere, davvero, le farà bene! Lì mi conoscono tutti, mi vogliono tutti bene, sa, qualche anno fa volevano farmi una festa. Della mia vita si potrebbe fare proprio una storia, che io quando mi sono sposata non sapevo nemmeno che mio marito fosse alcolizzato, credevo fosse astemio. Ci pensa? Non sapevo che fosse alcolizzato. Ed eccomi qua.>

Come sputtanare un poveraccio in due minuti. Non so più neanche di cosa stia parlando.

<Comunque grazie, grazie per avermi ascoltata, sa io di solito non parlo così tanto, ma grazie.>

<Ma scherza? Si figuri, è stato un piacere!> Che fortuna, non parla mai e proprio quando decide di rompere il muro del silenzio capito a tiro io. La storia della mia vita.

<Grazie, davvero. Sa, chi ha il dono di sapere ascoltare chi più ha sofferto, la pazienza di seguirlo, sarà redento!> Spalanca le braccia come Nostro signore Gesù Cristo in croce, sembra uno di quei predicatori assatanati in America, sulla TV via cavo. Gran finale: <Giochi al lotto, il 5, il 17 e il 30!>

Ecco, ci mancavano i numeri vincenti. Aveva ragione lei, è sprecata: su TeleLombardia avrebbe fatto i soldi, seduta a una scrivania, con in sovraimpressione i numeri di telefono, e per sfondo una foto non meglio definita di qualche tarocco o piramide egizia. <5, 17 e 30, eh? La ringrazio molto.>

<Sì, li giochi!>

<Senz’altro! ARRIVEDERCI!>

Il prossimo che becco a non chiudere bene il portone, gli strappo le palle.

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