Signori, ci sono alcuni interventi scritti a metà, qualche frase buttata giù e discorsi non conclusi, tanti bei propositi e poco o niente condotto in porto. Insomma, c’è la storia della mia vita lì da qualche parte. C’è che mi ero ripromesso di scrivere un post di quelli belli oggi pomeriggio, ma ho troppe cose da fare, sistemare, rivedere. Ho da fare alcune chiamate che come sempre sfuggono di giorno in giorno e poi non le fai più, ho da buttare in valigia quattro stracci e partire per Beograd. E non starò qui a soffocarvi con le solite amenità riguardo a ciò che ho in programma, gli impegni da sbrigare, la gente da vedere o quant’altro, che ricordano tanto i soffocanti temini preconfezionati delle scuole elementari, mortiferi come una guida del Touring Club lasciata venticinque anni fa sul fondo di un cartone in soffitta. E cercherò di essere forte abbastanza da non parlarvene nemmeno al ritorno, a meno che non meriti davvero. Nel qual caso avrete comunque il diritto morale di sotterrarmi.
Spero comunque che me ne vogliate, per un motivo o per l’altro, significherebbe che c’è dell’interessamento per l’aria che friggo meglio d’un impiegato part-time del Mc Donald’s, ma non sarei troppo ottimista.
Comunque sia e comunque vada, ci risentiamo tra un paio di settimane, a meno che non ve ne partiate per mete migliori e lidi lontani, nel qual caso vi auguro di non tornare. (Suona minaccioso, lo so, ma non è quello l’intento…).
A presto, gente! Doviđenja!
P.S. A tutti coloro che non ho fatto in tempo (eufemismo: in tempo rispetto a quando? Per quanto?) ad avvisare o salutare, non ve la prendete troppo. Vado e torno, non c’è nulla di eccezionale in un viaggio nell’anno di nostro Signore duemilaenove, vivrete bene senza di me e io senza di voi, mi mancherete poco né d’altra parte gioirò particolarmente della vostra assenza. Gli impegni d’etichetta fossilizzano i legami affettivi. Auguri a tutti!

