Mi sono deciso a cambiare la copertina del sito. Nulla in contrario all’immagine precedente, ma era priva di significato, oltre a trovarsi in altri blog wordpress che usano questo stesso tema. E poi i lifting sono di moda.
L’onore è toccato alla Battaglia di Anghiari, di Leonardo. In realtà non è proprio corretto dire che si tratti di Leonardo, essendo una copia del Rubens, ma di meglio non s’è potuto fare… D’altronde quel genio inarrivabile non è che fosse così portato per gli affreschi (basti vedere lo sfacelo che vive il Cenacolo, destinato a rovinarsi definitivamente): fossi stato gonfaloniere di Firenze nel 1503, avrei pensato bene di affidarla a qualcun altro quella parete di Palazzo Vecchio. Di certo non a un vecchio irascibile, così lento e pignolo nello svolgere le sue opere da non avere la mano adatta per un affresco, che – incredibile ma vero – va dipinto a fresco. Leonardo però, astuto come una lince, decise di ovviare al problema con un goffo tentativo d’encausto: colore mescolato a cera e acqua per mantenerlo liquido, da far velocemente asciugare con una fonte di calore non appena posto sulla parete. Peccato però che l’esito non fu granché felice, visto che i bracieri atti a tale scopo vennero adagiati per terra, seccando così solo la parte inferiore (il dipinto misurava 25×6 metri), mentre dall’alto il colore colava ancora. In fondo la brillante idea gli era venuta leggendo gli scritti di Plinio il Vecchio, che descriveva minuziosamente il procedimento: insomma, un altro genio del crimine, uno di quelli che “uh, guarda, il Vesuvio erutta!”, e sta lì a scrivere aspettando di morire intossicato… Uno che probabilmente l’11 settembre si sarebbe messo di corsa a salire in cima alle Torri gemelle per parlarci della skyline newyorkese.
Per fortuna arrivò Vasari a sistemare le cose, quando Cosimo I richiese l’intervento di un internal designer per ammodernare la sala. Strinse pareti, alzò soffitti, costruì capriate e cassettoni. C’era però quel murales del maestro, che sì, aveva fatto un po’ di porcate durante la realizzazione, ma l’idea non era affatto malvagia: l’anatomia delle figure, strette nella morsa della morte, nell’orgasmo della battaglia. Una lotta disperata e violenta di uomini e cavalli senza più distinzione, perché la natura feroce accomuna tutti di fronte all’estremo passo. E’ la forza inumana di chi affoga e con ogni mezzo cerca di tirarsi a galla, spingendo gli altri sotto. Mors tua vita mea. Stava in questo la grandezza dell’opera, tra le più espressive di Leonardo (altro che il sorriso stitico da “ce-l’ho-solo-io” di quella frigida al Louvre): la vita come lotta incessante, come sforzo disumano per sconfiggere le proprie paure, i dolori, la morte stessa. Una battaglia persa in partenza, alla quale però nessuno di noi si sottrae, si vuole sentire battuto.
Pare quindi che l’architetto facesse innalzare una seconda parete, sulla quale poi apporre il proprio affresco, di modo da preservare l’opera sottostante. Le ultime indagini spettrografiche hanno rivelato la presenza dei colori di Leonardo, resta da capire se il suo lavoro è definitivamente perduto o solo nascosto dalla successiva ricostruzione. A dare retta al Vasari, chi cerca trova. O almeno così ha scritto sul suo affresco, su una bandiera a poca distanza da dove sorgeva l’opera precedente. Si riferiva proprio a questo? Chissà. Cerca, trova.
Fatti non foste a viver come bruti,
ma per seguir virtute e canoscenza.
P.S. Ma almeno vi piace? Spero di sì, perché resta.




CERCA E TROVA MAGARI DALL’ALTRO LATO DEL MURO SI POTRA’ TROVARRE LA SOLUZIONE… VASARI FECE IL MURO NELLA PARTE INTERNA DELLA SALA, MA ALL’ESTERNO MODIFICO’ QUALCOSA? SECONDO ME NO! QUINDI BASTA ANALIZZARE LA PARETE DA FUORI LA GRANDE SALA E NON DA DENTRO LA SALA DEI CINQUECENTO!!!