
Nell’intraprendere questo discorso vedo già chiaramente tutta la difficoltà di trattare l’argomento Facebook: in primo luogo nel riuscire a preservare una qualche onestà intellettuale, mantenendo le mie critiche lontane da certi atteggiamenti radical-chic di rifiuto di tutto ciò che fa tendenza, e poi per il fatto che Facebook incarna al momento meglio di ogni altro social network questo nuovissimo settore della comunicazione. E la comunicazione, sappiamo bene, è già di per sé un argomento talmente vasto e complesso da essere difficilmente inquadrabile in una visione ampia e ben definita, tant’è che è materia di sociologi, psicologi, manager, economisti, politici, filosofi e chiunque altro si voglia aggregare a tale circo. Orbene, fatta questa dovuta premessa, cercherò di fare del mio meglio, ovvero meno peggio.
La storia della nascita di LibroFaccia è credo cosa nota ai più, ed è ormai diventata un’altra di quelle leggende moderne di giovani studenti brillanti stile Page&Brin di Google, che dal nulla e grazie alle nuove tecnologie creano prodotti del valore di centinaia di milioni (secondo le ultime valutazioni Facebook è stimato sull’ordine di uno/due miliardi di dollari). Non mi soffermerò nemmeno a menarla tanto su cos’è e come funziona, perché se a grandi linee lo so io che non ci sono iscritto, figuriamoci la maggior parte di voi che un account ce l’ha. Veniamo quindi al nocciolo.
Facebook non propone assolutamente nulla di innovativo. La maggior parte delle persone a cui ho chiesto cos’ha di tanto speciale FB, mi hanno risposto prontamente: “è comodo!”. Perfetto, sarà anche comodo, ma in realtà non cambia di una virgola i precedenti mezzi di comunicazione, sia nella ristretta cerchia delle amicizie intime che su più ampio raggio. Vuoi parlare con una persona a voce? Telefono, o Skype. Vuoi messaggiare? Cellulare, MSN o qualsiasi programma di chat. Vuoi condividere le tue idee, i tuoi pensieri? Blog e siti web. Vuoi pubblicare filmati e foto? YouTube, Flickr, Photobucket e tanti altri. Insomma, l’ennesima invenzione di quelle indispensabili, che se non ci fosse stata avremmo vissuto benissimo, ma ora che c’è non possiamo assolutamente mancare. Che mondo sarebbe senza Nutella? Un tempo vivevamo senza cellulari: siamo sopravvissuti. Tra la fine degli anni ‘80 e la metà degli anni ‘90 chi girava con un telefono subiva sguardi curiosi e spesso diffidenti: ma è malato? Non può stare per strada senza telefono? Che si sieda in ufficio se deve parlare, non c’è bisogno di farlo sul marciapiede! Poi verso la fine degli anni ‘90 le cose hanno iniziato a cambiare, quando la gente con un telefono iniziava ad essere maggioritaria rispetto a chi ancora non lo possedeva, dinosauri dalla scorza dura, un poco ritardati forse. Oggi che un cellulare ce lo abbiamo tutti (chi due o tre), la domanda di base è mutata da “Hai un telefono portatile?” a “Mi dai il tuo numero di cellulare?”, o meglio ancora: “Mi dai il tuo numero di telefono?”, essendo chiaro ormai che il cellulare viene prima del telefono fisso. Così se nell’ultimo anno mi sentivo chiedere sempre più spesso “Tu ce l’hai Facebook?”, rispondevo “No”, e la storia si chiudeva lì. Ultimamente invece ho notato che questo sincronismo perfetto di botta-risposta al quale mi stavo quasi abituando è cambiato, e ora mi capita che dopo aver miseramente deluso il mio interlocutore, lui insista sconcertato (preoccupato?) chiedendo: “Perché no?”. Ecco, arriverà anche il giorno quando non ti chiederanno più “Tu hai Facebook?”, ma “Ti posso aggiungere a Facebook?”, semmai qualcuno abbia la decenza di chiedertelo prima a voce. Io sto con i dinosauri.
“Sì, ma è comodo perché anche quando organizzi qualcosa, o vuoi sapere chi c’è o non c’è, lasci un messaggio sul muro di tutti i tuoi amici, o del gruppo dei compagni di università, di calcetto, di poker, di bisca clandestina, di punto e croce, di cucina, dei compagni di visione pomeridiana di Uomini e Donne, ecc. ecc. Risparmi tempo, fai tutto in una volta e via!”. Che colpaccio!!! In realtà vi rendete conto della velocità esponenziale con cui si moltiplica lo spamming? Per il tempo che voi risparmiate a invitare la collettività tutta (magari anche l’amico di Barletta alla pizzata di domani sera in viale Bligny a Milano, tanto un pensiero non guasta mai…), voi riceverete cento volte tanto inviti a occasioni, incontri, avvenimenti, ma soprattutto questionari stupidi, applicazioni, quiz, giochi e tanto ancora. Arriviamo così al secondo punto.
Facebook ruba un sacco di tempo. E’ una cosa che si sente dire spesso. Si dice anche che crei una certa dipendenza, perché è divertente, perché ci sono sempre novità, perché succede sempre qualcosa. Ora, io non so se crei realmente una sorta di dipendenza, instaurando se non altro una certa routine, che, come tutte le routine, prende necessariamente una parte prestabilita della giornata. D’altra parte personalmente non so nemmeno dire se le Marlboro creino dipendenza, non fumando, ma poiché dicono tutti che sì, lo fanno, io non inizio neanche. Anche qui, i più scafati di voi mi potranno rispondere: “E’ una sciocchezza! Facebook prende il tempo che gli concedi: se ci passi tanto tempo è inutile nascondersi, è perché ti piace. Se no ti basta collegarti una volta a settimana, smisti le tue richieste di amicizia, inviti eccetera, e via.” In realtà, il discorso è un poco più subdolo e complesso, come sempre succede: avete mai sentito parlare di “reciprocity rule”? In parole povere, quando sentiamo che qualcuno ci fa una gentilezza, o un favore, ci sentiamo inconsciamente in debito verso questa persona, e fintanto che non abbiamo riequilibrato il nostro rapporto con l’altro individuo, non siamo a posto con noi stessi. E’ inutile negarlo, fin dalla più tenera età ci inculcano questa regola di reciprocità così a fondo che siamo ben felici di ripagare il nostro benefattore anche più di quanto lui si sia effettivamente speso per noi. Perché prima ancora di essere etichettati dagli altri come ingrati, sgradevoli, maleducati, saremo noi stessi a sentirci tali! Non c’è nulla di rivelatorio in tutto questo, pensate ai vu cumprà che vi regalano i braccialetti per strada… Ora, in una piattaforma dove è così facile essere gentili col mondo (con un click invio gli auguri di Natale a trecento persone), saremo portati a confrontarci con tutti. Se qualcuno ci chiede un’amicizia, la accetteremo anche se magari disinteressati, se ci invitano a un happy hour, piuttosto che rifiutare diremo “Sì”, o al massimo “Forse”, pur sapendo già in principio che non ci saremo. Insomma, staremo attenti e seguiremo con costanza ogni avvenimento, per non sembrare sgarbati o scostanti.
Facebook segna la fine della propria privacy. Privacy… quante volte se ne è parlato negli anni? Incredibilmente, questo social network è riuscito nell’impossibile: liberare le persone dalla fobia della propria riservatezza, della cautela, della protezione dei dati. Mentre finora si era abituati nelle chatroom, sui forum, sulle piattaforme di vendita, nei siti a mantenere la propria identità celata per mezzo di un nickname, ora è una corsa a chi racconta più cose sul proprio conto. Di più: non pubblicare fotografie, non rivelare troppo di sé, nella migliore delle ipotesi insinua il dubbio che quello sia un fake, e non quella data persona che dice di essere, mentre più subdolamente indica che quel tipo è un po’ strano, asociale, non si sa relazionare, è timido, è brutto, è sfigato. Avete pensato all’enorme valore che hanno tutte le informazioni che voi mandate in circolo? Lasciamo perdere le più scandalistiche rivelazioni secondo cui FB sia un parto della CIA e degli alieni e via di questo passo… Ma guardiamo appena oltre i muri di casa: l’utenza preferita di Facebook va dai giovani teenager agli individui di mezza età, che rivelano non solo i propri dati anagrafici, ma anche le proprie preferenze e gusti in campo musicale, cinematografico, sportivo, di hobby, culinario, tecnologico, di vestiti… Le aziende di marketing sanno bene che nelle ricerche di mercato una delle cose più complesse (e quindi costose) è ottenere dei campionamenti di popolazione veritieri ed efficaci (le persone tendono a mentire), in modo da tracciare il più realisticamente possibile il profilo del proprio target commerciale. Meno male che ci siete voi, signori miei, a raccontargliela (probabilmente se vi avessero chiamato a casa per conto della Procter&Gamble sareste stati molto più restii a parlare). Quanto tempo pensiate passi ancora prima che le grandi aziende inizino a sfruttare il pozzo senza fondo di FB per mandarvi le migliori offerte legate alla vostra passione per la pesca o a quella quinta di reggiseno (per la miseria!)?
E’ di inizio gennaio l’annuncio di Mark Zuckerberg dello sfondamento della quota di 150 milioni di iscritti. Inoltre bisogna tenere in considerazione un tasso di crescita da fare invidia al terzo mondo: 374.000 nuove utenze ogni giorno. Evidentemente è un ritmo non sostenibile, ed è naturale pensare che presto questa esplosione si assesterà su una cifra più stabile, crescendo a livelli comprensibili, sgonfiata dello sprint della novità. Forse quel benedetto giorno anche noi pochi sopravvissuti saremo lasciati in pace. Lo spero.
Costruiamoci i nostri piccoli “Carramba che sorpresa!”. “Dopo averti fatto cadere la catena della bicicletta in terza elementare ogni pomeriggio per dispetto, oggi Luca è qui!”. – “Il gelataio greco ciccione e coi baffi che ti salutava con un sorriso a quattro anni in vacanza a Corfù ogni giorno in spiaggia, ti chiede l’amicizia!” – “La tua baby-sitter quindicenne di cui ti eri invaghito a sei anni, ti ha taggato in una foto d’epoca dove col broncio ti scaccoli a tavola! [Tenera...]” – “La 3°B delle medie di Crema ti invita al gruppo della tua ex-classe!”. Insomma, ci siamo capiti… Uno dei più grandi punti di forza di Facebook, che affascina un po’ tutti, è ritrovare vecchie amicizie, vecchi amori, vecchie conoscenze, vecchie storie, vicende chiuse nel cassetto e a cui non avresti più pensato se qualcuno da quel cassetto non ti avesse aggiunto come amico. La vita ahimè è una ruota che gira, ed è fisiologico che molte delle nostre vecchie frequentazioni (di quando non eravamo pelati, non avevamo la pancetta, sognavamo un futuro roseo…) si perdano, persino quelle fondamentali, quelle che all’epoca pensavi “saremo amici per la pelle a vita!”. Poi gli impegni, le strade ci portano da parti diverse, e senza nemmeno accorgercene… puff! Certe facce spariscono dalla nostra vita. Non avremmo voluto, ma succede. E’ altrettanto bello quando per caso, un giorno, un pomeriggio a fare la spesa, passando vedi quella faccia. Ma sì, è lui! E’ lei! “Ehi, Marco!”, “Giulia!”… E sbocciò l’amore. O magari spuntò solo un sorriso, si bevve un caffè. E’ stato bello incontrarsi dopo dieci anni, mi ha fatto piacere! Anche a me! Il mondo è piccolo, si sa, queste cose capitano a tutti, almeno qualche volta nella vita. Ecco, perché precludersi questi momenti? Perché dover necessariamente aggiungere agli amici tutto il nostro cimitero di ricordi? Figo, con quello giocavo alle elementari, quanto ridere! Ma dai, guardalo ora! Click: aggiunto. E ora? “Ehilà, quanto tempo!” – “Ma ciao! Grazie dell’add! Come stai??” – “Bene!”. Fine. E ora? Basta, non ci si sente più, come prima. Ché ti devo mandare la mia biografia in .pdf? E’ stato carino, baci e abbracci. Insomma, nemmeno Facebook vi cambierà la sostanza delle cose: non ritroverete i capelli persi, non smaltirete la pancia davanti allo schermo del pc leggendo Facebook, non sarà lui a restituirvi un presente roseo. Perché…
Siamo fondamentalmente soli. Lo so, lo so… Già mi dite che sono un tipetto triste, che il mio blog è depressivo e quant’altro, ma è così! Una delle paure più grandi, delle verità che facciamo più fatica ad accettare, è che siamo soli. Per quanto uno tenti di “collezionare” affetti, è irrimediabilmente isolato nella sua unicità, tipicità, particolarità. Viviamo in un mondo sempre più veloce, sempre più dinamico e impegnativo, dove gli input offerti aumentano di giorno in giorno, le relazioni crescono, i contatti interpersonali aumentano. Essendo però solo gli impegni in costante aumento, mentre il tempo resta fermo a 24 ore al giorno, è logico pensare che ci sia sempre meno tempo da dedicare agli altri, per focalizzarsi su una determinata persona, per costruire con essa sola un rapporto profondo e duraturo. Le chat, i forum, internet, gli appuntamenti al buio e… Facebook (che fondamentalmente in sé incarna tutto le citazioni precedenti), sono solo pezze con le quali cerchiamo di rattoppare questo senso di vuoto. Cerchiamo nel trambusto della collettività virtuale di sopprimere il silenzio della vita reale. Nella ressa ci sentiamo meno sperduti, o se non altro più simili agli altri, senza capire che stiamo traslocando tutta la nostra umanità dalla vita reale a una piattaforma telematica! Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi… Amicizie (reali) essere messe a rischio perché Tizio non ha accettato, o ha ignorato l’amicizia (virtuale) di Sempronio, o perché Sempronio ha scoperto che Caio è in contatto con Cesare, mentre sapeva che avevano litigato da un sacco per quel torto che ha subito Cleopatra, che ora rivendica i suoi diritti sputtanandolo a chiara voce sul muro… E poi tresche, pettegolezzi, Bocca di Rosa che cambia il suo stato sentimentale tre volte al giorno nello sconcerto generale, o quell’altro che sa tutto dei miei amici pur non conoscendoli di persona ma perché li segue attraverso il mio contatto che fa da ponte, eccetera. Insomma, una psicosi collettiva che dà un’importanza ai limiti dell’incredibile a ogni avvenimento virtuale (ma poi FB non ruba tempo!), socialmente molto pericolosa. Programmi per stasera? Hmm… cinema con gli amici o serata Facebook? Credo purtroppo di non essere molto lontano dal vero.
Sono riuscito non dico a convincervi, ma insinuarvi almeno un paio di dubbi? Beh, mi spiace amici miei, ma fateveli passare, perché…
La prima regola di Facebook è: “Se entri in Facebook non ne esci più!” Ebbene sì, credo che nessuno di voi abbia ancora tentato di cancellare il proprio profilo FB, e quindi non si sia nemmeno interessato alla procedura. “Perché – direte – dovrei cancellare Facebook?” Oh beh, io non lo so, ma nella vita non si sa mai, ci possono essere diversi motivi: perché vi siete semplicemente stufati di starci dietro, le amicizie sono diventate troppe, non è più di moda, vi imbarazzate per qualcosa che è stato pubblicato a vostro proposito molto tempo prima, avete paura che il vostro datore di lavoro frughi tra gli affaracci vostri prima o dopo avervi assunto… Vi avviso allora che è un procedimento molto complesso, al quale avreste dovuto forse dare importanza leggendo (come sono sicuro avete fatto tutti) la pagina senza fondo delle condizioni d’uso, contraddittorie, poco chiare, dal contenuto dubbio. Avreste forse cercato sul dizionario la differenza tra il verbo “disattivare” e “cancellare”. Sì, perché nel caso vogliate spegnere il vostro account, lo potrete solamente disattivare. Che cosa comporta ciò? Semplicemente che tutti i vostri dati, le immagini, le informazioni restano conservati nei loro server, per darvi la fantastica opportunità, il giorno che vorrete riaccendere il vostro profilo, di ritrovare tutto come l’avete lasciato. Insomma, invece di mandare ogni byte al macero, viene semplicemente riposto tutto in soffitta, in uno scatolone non so quanto sicuro, dal quale prima o poi potrà rispuntare fuori! La cosa non ti piace, vuoi proprio uscire dal CDAFB (Circolo Dipendenti Anonimi FaceBook)? Bene, ecco qua secchio e strofinaccio, pulisci! Sì, perché per cancellare l’account, dovete prima ripulirlo voi (loro non possono secondo qualche misteriosa e non meglio identificata motivazione) da ogni immagine, commento, contatto, post, partecipazione o affiliazione a gruppi di sorta, uno alla volta, con calma e perseveranza… Vi ci vedete a togliere dai muri anni e anni di vita vissuta su Facebook? Beh, ora che da brave casalinghe disperate alla Bree Hodge ci siete riusciti, non vi resta che scrivere direttamente al servizio clienti di Facebook (vedete voi con quanta e quale insistenza…), chiedendo di essere cancellati dai loro elenchi del telefono… Buona fortuna!


Ho provato a elencare alcune differenze fra facebook e la vita reale… ma se ne possono trovare delle altre…
1. dentro Facebook hanno sede cose che non esistono: paesi ripopolati dai profili virtuali degli emigrati, piante regalabili solo in forma di icona, la pagina di Dio Onnipotente
2. Facebook comprime le azioni fino a una temporalità innaturale: come andare a casa di un ex-compagno di liceo e tempestarlo di domande sulla sua vita privata
3. non associo Facebook a un oggetto fisico sensostimolatore, ma solo a una schermata inodore, insapore, e più o meno bicolore
4. Facebook è una fonte inattendibile di nomi, persone e cose realmente accadute
5. Facebook fagocita la realtà e la falsifica: da quando uno sconosciuto è diventato mio “amico”, sono costretta a chiamare “cari amici” gli amici reali, per sottolineare la differenza
6. Facebook si fonda sulla comunicazione visiva, in prevalenza scritta. La vita è orale, senza tasti di edit/modifica
7. la mia esistenza su Facebook è tracciabile; le giornate che scorrono l’una dietro l’altra, no
8. Facebook passa attraverso il monitor. Ma venti finestre aperte non faranno mai un tramonto.
Beh, fortunatamente di differenze tra la vita reale e Facebook ce ne sono molte, essendo un gigantesco surrogato di rapporti umani, come ogni surrogato di qualità inferiore. Il problema è che se si confronta Facebook con la vita reale, tutti sono pronti a dire che è ovvia la differenza, e nessuno è così pazzo… ma se si rapportano i rapporti sociali reali e virtuali, il confine diventa più sottile, e sentimenti di accettazione, rifiuto, amicizia, condivisione entrano ed escono da uno schermo trasferendosi in maniera ambivalente dalla realtà al computer: uno può dire di saper distinguere un’amicizia di Facebook dall’amicizia con un amico d’infanzia, ma se dopo tre mesi nella nostra lista di Facebook abbiamo solo 20 amici invece dei 250 che ci aspettavamo, cominciamo a inquietarci e chiederci perché: accettare un’amicizia su FB è semplice, perché allora a noi non capita? E il dubbio che ci assale è un dubbio assolutamente reale e concreto.
Io non ce l’ho a morte con Facebook, non mi interessa sconfiggere il Mostro né credo che fagociterà i nostri bambini, insisto semplicemente a credere che questa frenesia di stendere tutti i nostri panni in piazza, in bella vista al mondo, non appartiene non solo alla nostra cultura (se non alla più recente), ma fa a botte col naturale istinto di preservazione dell’uomo.
Io non so se fa a botte con l’istinti di preservazione, ma alcune conseguenze che prefiguri non tarderanno a venire e chissà quante altre. Chi vivrà vedrà. In realtà io ho scelto di star dentro facebook…per godermi lo spettacolo. E devo dire che il confine fra reale e virtuale non è sempre marcato.
Ciao. In parte ti condivido, in parte no. Parto già col dire che ho il mio account FB, non sono un’amante dei social network, trovo che l’antenato di faccialibro, MySpace, fosse una schifezza priva di ogni utilità. In FB ho invece trovato cose utili, a parte ritrovare persone perse da tanti anni… il principio sarà stupido, se avessi voluto rimanere in contatto con una persona l’avresti fatto, in realtà no, spesso reincontrare fantasmi, conoscenti, ex compagni è divertente e fa riscoprire nuovi mondi, proprio per il nostro essere in fondo soli come dici tu, trovo che ampliare le nostre reti ripescando e rivalutando il passato possa essere impresa costruttiva anche ai fini della rivalutazione di se stessi. Poche settimane fa ho avuto l’opportunità di utilizzare questo social network per uno scopo a mio parere utile, abito in una cittadina di 8.000 abitanti, ho una bambina di 3 anni, recentemente gli ammodernamenti hanno portato alla quasi scomparsa delle aree verdi. I “giardinetti” dove più di quattro generazioni hanno allegramente passato l’infanzia, giocando sotto gli immensi abeti, sono oggi un “cacatoio” per cani, i giochi luridi e arrugginiti. Le nostre lamentele presso la pubblica amministrazione sono risultate vane. Cercare consensi risulta molto difficile perchè la popolazione è molto frammentata. Abbiamo così creato un gruppo su FB cercando di espandere la rete di chi la pensava come noi, attualmente più di 100 persone hanno aderito alla nostra causa e tutti insieme presenteremo una petizione. La maggior parte di noi non si conosceva e non si sarebbe mai conosciuta.
[...] Copioincollo da Disamistade: [...]